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Nan Coosemans

Mio figlio non ha voglia di fare niente…9 passi per motivarlo!

Un tempo gli adolescenti partecipavano intensamente alla società…oggi sembra facciano parte solo della società chiamata “social media” 😉
Li vediamo sempre più “attaccati “ai cellulari, all’i-pad, ai videogiochi etc..come se il mondo reale fosse là dentro invece che qui fuori.

Che ci piaccia o no questo nuovo modo di comunicare fa parte di quest’era, e purtroppo comporta conseguenze come: minore motivazione, pigrizia, disturbi sociali e meno immaginazione.

Ma come fai a motivarli?
E la seconda domanda è dovresti ancora motivarli?

Quello che vediamo spesso lavorando con gli adolescenti e con le loro famiglie è che i genitori, nei confronti del cambiamento che gli adolescenti vivono, rimangono indietro. L’approccio che il genitore ha nei confronti del proprio figlio fino a 10 anni dovrebbe cambiare verso gli 11 anni, perché è proprio in quel momento che il genitore dovrebbe diventare sempre di più una guida.

Siamo ancora troppo abituati ad imporre le cose ai figli invece di invitarli a pensare con la loro testa, per trovare delle soluzioni oppure fare degli accordi che dentro casa funzionino per tutti, per una convivenza costruttiva.

La chiave della motivazione è proprio questa, se tuo figlio è d’accordo con te e stabilite insieme delle “regole” si sentirà anche più responsabile. Dopo aver stabilito le regole, come passo successivo ci aspettiamo che i nostri figli se ne ricordano!

E vi posso rivelare una verità, la gestione delle emozioni, la gestione del tempo, l’essere responsabili purtroppo non sono abilità che vengono insegnate a scuola quindi come primo dovere i genitori dovrebbero guidare i loro figli in tutto questo.

E ricordati, gli adolescenti sono più motivati se hanno creato insieme a te un programma, e visto che non sarà mai una loro priorità, ricordarselo non sarà sempre facile per loro. Questo non vuol dire che non sono responsabili, solo che sono adolescenti 😉


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Cosa fare?

  • Essere un esempio! Quanto tempo stai al telefono? Se tuo figlio ti chiama cosa fai? lo spegni e stai ad ascoltare o rispondi mentre guardi le notifiche su whatsapp? Se parliamo di motivazione, i ragazzi ci dicono spesso “i miei genitori hanno più interesse a stare a telefono che con me” ricordandoti l’esempio guida 😉
  • Dai attenzione a tuo figlio, vediamo spesso che gli adolescenti non si sentono più “supportati” dai genitori quindi automaticamente sono meno motivati per fare delle cose per e con loro. Anche se tuo figlio è più grande, a volte ha bisogno di quell’extra di attenzione in più.
  • Vuoi ottenere qualcosa? Parlane per trovare accordi, insieme! Tuo figlio non ha più 9 anni, vuole sentirsi responsabile e tu lo devi aiutare a creare un piano di “responsabilità” con il quale entrambi andate d’accordo.
  • Deve avere un obiettivo chiaro! Cosa ci guadagno io in tutto questo? Sembra una frase commerciale ma nella loro testa si pongono questa domanda: “ok, mia madre vuole questo da me.. e io cosa ci guadagno?” E non deve essere per forza qualcosa di materiale o soldi, ma il tuo adolescente deve capire che convenienza ha per se stesso facendo quel che fa. Quando tuo figlio è un adolescente non c’è più bisogno di fare la camera per lui per esempio, la domanda chiave deve essere : qual’ è lo scopo per mio figlio? Voglio che lui diventi un uomo di successo o che faccia quello che io voglio? Infatti i genitori sono più interessati ai risultati a breve temine invece che a quelli a lungo termine. Motivarli vuol dire dagli dei compiti in cui loro riconoscono un valore! Se il tuo adolescente vuole essere ordinato, e vuole indossare degli abiti puliti, fallo adoperare da solo, pulire da solo, o mettere a posto i suoi panni…se lui vede il lavoro che sta dietro al risultato, lo farà.
  • Dagli la responsabilità per qualcosa di specifico in casa per esempio …sta diventando piano piano un adulto e si vuole sentire responsabile. La cosa bella è che se gli dai una responsabilità e per pigrizia non adempie a quest’ultima, deve fare i conti con se stesso, questo vale per le cose in casa ma anche per i compiti , per gli esami ecc. “Insegnare” le cose non funziona più, deve farle, deve porsi tante domande e se “fallisce” riguardo la responsabilità presa è importante parlarne insieme per vedere come si sente di fronte a questo “fallimento/lezione” e che soluzioni ha.
  • Le cose che deve fare devono rimanere divertenti…So che a volte per noi non lo è, e magari non abbiamo neanche il tempo per pensare a qualcosa di divertente, ma per loro è importante. Se tuo figlio può fare delle ricerche, guardare su Youtube ecc per mettersi in azione, prova questo metodo. È molto importante capire il canale di “comunicazione preferenziale” che usa tuo figlio, se è cinestetico, visivo o auditivo. Cosi puoi dargli dei “compiti” da fare utilizzando mezzi e strumenti per lui più interessanti e stimolanti. Per esempio, i compiti si possono fare in tanti modi, se tuo figlio è visivo fagli vedere un documentario invece di leggere il libro, così impara più velocemente ed è più motivato, perché gli piace.
  • Usa l’umorismo e la simpatia per ricordare a tuo figlio il patto stabilito insieme, invece di imporre a lui che deve ricordare le cose che deve fare. Se lo tratti da irresponsabile è peggio, e indicare i suoi sbagli non aiuta nel vostro rapporto 😉
  • Festeggia i suoi successi. Chiaramente è una frase banale ma molto spesso viene dimenticato il concetto che sta dietro questa frase, perché siamo troppo concentrati su quello che devono fare.
  • Non mollare mai… Così come noi abbiamo delle giornate NO, anche loro ne hanno e forse ancora di più. Devono capirsi, conoscersi ed evolversi.. non è affatto un compito facile e in questo processo spesso vengono velocemente distratti dalla parte negativa che li fa sentire falliti. Il sostegno di un genitore è veramente importante, e non per dire tengo la sua manina, ma per esserci quando lui/lei ha bisogno.

 

Nan Coosemans

CEO Younite, Family Coach & Teen Trainer, Family Therapist.
Madre di due splendidi ragazzi. Certificata per adolescenti, specializzata nella gestione delle emozioni.

 

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